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La crisi finanziaria e il credito alle aziende

Ranucci e CiampiDa tempo autorevoli esponenti del mondo economico, finanziario e istituzionale, denunciano la drammatica condizione che vive l’imprenditoria italiana. Qualche giorno fa ne ha parlato il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e ieri è stata la volta del Presidente della Consob Lamberto Cardia. Le difficoltà del tessuto economico e produttivo nazionale che oggi non dovrebbero essere più un mistero, se mai qualcuno avesse avuto dei dubbi (non da parte del Partito Democratico evidentemente). Interventi questi che si aggiungono a quelli dei mesi scorsi di Confindustria e delle Organizzazioni Sindacali. Una lettura da parte dei principali osservatori della vita economica del Paese, ognuno per le proprie competenze, che convergono tutti verso un comune sentire di malessere della nostra economia (dalle aziende ai lavoratori dipendenti, dal popolo delle partite iva fino ai pensionati).

D’altronde i dati parlano chiaro, e scattano un’impietosa fotografia del Paese reale che chiede interventi di carattere economico e finanziario urgenti, proprio per uscire da quel pericolo, usando le parole di Draghi e Cardia, di “asfissia finanziaria” per le aziende e dal più generale rischio di impoverimento della società italiana. Se negli ultimi due anni l’accesso al credito delle pmi si è ridotto drasticamente, non è certo perché ci sono state meno domande, bensì, come testimoniato dalle indagini Isae, perché c’è stata una stretta nei loro confronti. Inoltre continuano a crescere i costi per i prestiti inferiori al milione di euro, proprio quel genere di prestiti che richiedono le piccole e medie imprese. Ricordando che le stesse rappresentano più del 90% del sistema produttivo nazionale, è presto evidenziata la drammaticità della situazione attuale.

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