Ranucci e Ciampi

Da tempo autorevoli esponenti del mondo economico, finanziario e istituzionale, denunciano la drammatica condizione che vive l’imprenditoria italiana. Qualche giorno fa ne ha parlato il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e ieri è stata la volta del Presidente della Consob Lamberto Cardia. Le difficoltà del tessuto economico e produttivo nazionale che oggi non dovrebbero essere più un mistero, se mai qualcuno avesse avuto dei dubbi (non da parte del Partito Democratico evidentemente). Interventi questi che si aggiungono a quelli dei mesi scorsi di Confindustria e delle Organizzazioni Sindacali. Una lettura da parte dei principali osservatori della vita economica del Paese, ognuno per le proprie competenze, che convergono tutti verso un comune sentire di malessere della nostra economia (dalle aziende ai lavoratori dipendenti, dal popolo delle partite iva fino ai pensionati).

D’altronde i dati parlano chiaro, e scattano un’impietosa fotografia del Paese reale che chiede interventi di carattere economico e finanziario urgenti, proprio per uscire da quel pericolo, usando le parole di Draghi e Cardia, di “asfissia finanziaria” per le aziende e dal più generale rischio di impoverimento della società italiana. Se negli ultimi due anni l’accesso al credito delle pmi si è ridotto drasticamente, non è certo perché ci sono state meno domande, bensì, come testimoniato dalle indagini Isae, perché c’è stata una stretta nei loro confronti. Inoltre continuano a crescere i costi per i prestiti inferiori al milione di euro, proprio quel genere di prestiti che richiedono le piccole e medie imprese. Ricordando che le stesse rappresentano più del 90% del sistema produttivo nazionale, è presto evidenziata la drammaticità della situazione attuale.

Quando noi, come Partito Democratico, dicevamo che la crisi finanziaria non sarebbe rimasta tale, ma avrebbe interessato di conseguenza anche le economie reali, affermavamo che c’era la necessità di intervenire subito per evitare quello che oggi siamo costretti ad assistere in Italia. Interventi che non si sono mai visti e la conferma giunge dai dati del Supplemento al Bollettino statistico di Bankitalia: il debito pubblico continua a salire, a maggio +0.22% rispetto ad aprile, e negli ultimi cinque mesi +5.39%. Rispetto a maggio dello scorso anno è lievitato invece del 6.27%. Inoltre le entrate tributarie sono in calo, nei primi cinque mesi dell’anno di ben 5 miliardi di euro. Se questo è il quadro attuale, cosa accadrà il prossimo anno?

Non facevamo quindi allarmismo, né ci dilettavamo a fare i catastrofisti, ma osservavamo la realtà delle cose, analizzavamo i principali indicatori economici e sociali e le previsioni.

Insomma ci mettevamo a disposizione per trovare soluzioni condivise perché questa crisi potesse produrre il minore impatto nel Paese.

Un Paese questo, in cui temi come sviluppo economico, politica industriale, mezzogiorno, ricerca e innovazione, made in Italy e turismo non solo non rappresentano delle priorità per il Governo, ma sono uscite pericolosamente dall’agenda politica dell’attuale maggioranza ed esecutivo. Eppure questa crisi, se da un lato ha indebolito i sistemi produttivi e le società di tutto il mondo, ha anche offerto un’occasione di riforme. Tanti Paesi infatti, non solo hanno lavorato per trovare vie d’uscita alla crisi che risultassero meno dolorose, ma hanno pensato anche al futuro. Hanno discusso di come migliorare il loro modello di sviluppo, di come sostenere la produzione e agevolare a livello fiscale le aziende locali, di come promuovere l’internazionalizzazione delle imprese e la loro competitività, di come trattenere quello straordinario patrimonio rappresentato dal capitale umano.

In tutto il mondo poi, grazie anche al coraggio del Presidente Obama nel rilanciare un tema cruciale della nostra società, quello dei cambiamenti climatici e della dipendenza dell’economia dal petrolio, si discute di green economy. Anche in Italia si sente l’esigenza di avviare un confronto fattivo su questa tematica, per questo il Partito Democratico ha rilanciato con forza la sua visione alternativa al modello di sviluppo attuale, con al centro proprio l’economia verde, l’unica soluzione per garantire sviluppo diffuso e nuova occupazione.

Nonostante i numerosi appelli e le tante iniziative parlamentari promosse dal Partito Democratico però il Governo ha sempre rifiutato di rispondere.

Ne voglio citare una su tutte, un Ordine del Giorno da me presentato (che trovate completo nella sezione “Attività Parlamentare-Ordini del Giorno”) per accelerare i pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni locali nei confronti dei fornitori e per la compensazione dei debiti che la Pa ha accumulato nei confronti delle Pmi, le stesse che oggi non riescono ad accedere al credito. Una proposta questa affinché i crediti vantati dalle imprese nei confronti del Comune, della Provincia e della Regione, ove è ubicata la propria sede legale, qualora non riscossi, potessero essere compensati, anche parzialmente, nel periodo d’imposta successivo a quello di ritardato pagamento, con i debiti erariali dovuti, rispettivamente, nei confronti di ciascuno degli enti pubblici interessati. Ad un anno di distanza nessun provvedimento è stato ancora preso dal Governo, né è lecito sapere quali siano le sue intenzioni in merito. E’ evidente che l’iniziativa non avrebbe avuto alcun riflesso sul bilancio dello Stato, ma al contrario un grande effetto sull’economia del Paese.

Credo che uno dei compiti principali del Partito Democratico nei prossimi mesi sia quello di condurre una grande campagna politica e sociale per tornare ad affermare nel dibattito quotidiano le grandi priorità del Paese, quelle che interessano più da vicino la gente, a cominciare proprio dai problemi economici. In questo senso accolgo con favore l’annuncio fatto dal Segretario Nazionale Dario Franceschini sulla necessità che il Partito Democratico indichi un nuovo modello di società, si dia un’identità riconoscibile e si doti di  nuove parole chiave.

Solo così allora con una nuova gerarchia di valori, che capovolga quelli dell’attuale maggioranza, potremo affermare ovunque l’Italia che vogliamo, un Paese moderno ed efficiente, dove sviluppo e sostenibilità, meritocrazia e solidarietà, riforme e garanzie dei più deboli dovranno essere le priorità non solo della nostra azione, ma del dibattito politico generale.