Le parole sono fonte di malintesi, dice Il piccolo Principe di Antoine
de Saint Exupéry. I fatti no: i fatti, sono fonte di chiarezza. In
questa differenza, risiede parte della mia decisione di candidarmi nel
Partito democratico.

In effetti fino a qualche anno fa credevo di essere molto diverso da
Walter Veltroni. Io imprenditore, lui politico di sinistra: ci sono mai
stati mondi più lontani? Poi lui è diventato sindaco della città nella
quale lavoro. E abbiamo lavorato assieme. Bisogna fare attenzione alle
parole: io e Veltroni abbiamo lavorato assieme. A Roma, per Roma. Io da
imprenditore, lui da politico. E questi anni di impegno comune hanno
rafforzato una mia antica convinzione: non contano le parole, ma i fatti.
Da sempre io credo nei fatti. Sono un imprenditore, e dunque guardo i
risultati: in termini economici Roma è cresciuta come mai negli ultimi
anni, il tasso di crescita del Pil è raddoppiato mentre quello italiano
crollava, insomma i dati riportati dal Sole24ore sono positivi, quale
che sia la prospettiva dalla quale si osservano. I fatti, è questo il
mio credo: il mio e di ogni imprenditore. Il punto – politico – è: come
raggiungerli? Come migliorarli ogni anno? La risposta, ancora una volta,
è arrivata dal mio lavoro. Perché a Roma, in questi anni, è stato
possibile crescere assieme: imprenditori e operai, commercianti e
studenti, liberi professionisti e dipendenti. Il passato ce li
presentava come mondi diversi, in qualche caso contrapposti: ma non è
più così.

Oggi, se l’obiettivo è la crescita, se l’obiettivo sono i fatti, l’unico
modo per crescere è crescere insieme. Quando Veltroni è andato nel Nord
est a dire che “operai e proprietari sono dalla stessa parte”, ha creato
non poco scalpore. Ma stava esprimendo lì un concetto che noi a Roma
conoscevamo bene: perché così è cresciuta Roma, così abbiamo ottenuto
ciò che volevamo: fatti. Immaginando e realizzando un progetto di
crescita che tenesse conto di tutti: dell’esigenza degli studenti di
avere dei Campus universitari e di quella degli imprenditori di
costruirli. Fatti, che cambiano la vita delle persone. Per realizzarli,
a mio giudizio, c’è un unico filo conduttore: il merito.

Chi lo premia, ottiene i risultati migliori in termini economici; chi lo
premia, permette alle giovani generazioni di credere nel sacrificio,
nello studio, nella competenza, insomma consegna a un ragazzo di oggi un
futuro nel quale le raccomandazioni non esistono più: e non per utopia
politica, ma perché sono dannose per l’economia, per la crescita
collettiva, per la pace sociale.Ancora una volta, ciò che è bene per un
settore fa bene alla collettività. Operai e imprenditori hanno lo stesso
obiettivo. Al Nord est questa frase ha fatto discutere. A Roma no: per
noi, quelle parole non erano fonte di malintesi, come sostiene il
piccolo principe. Erano fatti già tangibili, sviluppo, crescita
culturale e materiale.

Ecco cosa porto con me ogni giorno in Senato: per un solo motivo, che non è mai stato fonte di malintesi:
io credo, nei fatti.